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AUMENTO MAMMARIO SUBFASCIALE

Nuovo aumento mammario
Collocazione di protesi anatomiche attraverso la via ascellare subfasciale mediante aito endoscopico

Questa tecnica è stata descritta dalla Dott.ssa Grabb e noi siamo stati i pionieri in tutto il mondo di questo tipo di intervento, cioè della collocazione di protesi anatomiche nel piano subfasciale assistita dall’endocoscopia, che si erige ad una tecnica più che rivoluzionaria e di successo, dai grandi risultati estetici, nella chirurgia mammaria.

Questa tecnica è specificatamente indicata per:

• Donne che presentano mammelle piccole (ipoplasia mammaria)

• Donne che dopo uno o più allattamenti, presentano una diminuzione della grandezza delle mammelle, associata a flaccidità cutanea, ma senza ptosi (l’areola è situata allo stesso livello o sopra al solco submammario).

Novità: livello subfasciale
Dal punto di vista anatomico, il muscole pettorale presenta una fascia che lo ricopre, che consiste in quello che si può definire come una lamina fibrosa e che lo separa dai tessuti circostanti. Questa tecnica consiste nel separare la fascia del muscolo pettorale dal muscolo stesso, e nel collocare la protesi a questo livello, sotto la fascia del muscolo pettorale maggiore. Tradizionalmemte, le protesi mammarie si collocavanosotto il muscolo pettorale maggiore (collocazione submuscolare) o sopra questo muscolo e sotto la ghiandola (collocazione subghiandolare). Con questa nuova tecnica conseguiamo i vantaggi di entrambe le tecniche tradizionali (submuscolare e subghiandolare), senza i loro inconvenienti:

• Migliora la collocazione submuscolare poichè, utilizzando protesi anatomiche, evitiamo la possibile rotazione della stessa con la contrazione del muscolo pettorale con le possibili conseguenti asimmetrie

• Migliora la subghiandolare poichè, nella colocazione subghiandolare il peso della protesi e della ghiandola mammaria è sostenuto dalla pelle (poichè si sezionano i legamenti di supporto della mammella che vanno alla fascia), , sviluppando, con il passare del tempo, ptosi. Al contrario, nella collocazione sufasciale la fascia funziona da supporto della protesi, eliminando la tendenza alla ptosi e a volte ottenendo una buona pienezza del polo superiore della mammella in modo analogo a quella che si ottiene con le protesi collocate a livello subghiandolare.

Descrizione chirurgica
passo dopo passo

• Inizialmente realiziamo una incisione di circa 4 cm nella piega dell’ascella, dalla linea ascellare anteriore senza incontrare mai il bordo anteriore del pettorale maggiore, occultando così qualsiasi possibile cicatrice.

• Una volta incisa la pelle, si localizza la fascia superficiale del pettorale maggiore e si incide questa parallelamente alle fibre muscolari, nello stesso bordo del muscolo.

• Successivamente, si realizza una dissezione sotto la fascia del muscolo pettorale e sopra le fibre muscolari, con l’aiuto dela luce fredda connessa al sistema endoscopico disegnato da noi (Serra-Renom Endoscopic Swivel Retractor System). Una volta arrivati al limite più distale, si incide la fascia orizzontalmente a livello della IV costa e si realizza una dissezione subcutanea fino a raggiungere il livello nel quale vogliamo collocare il nuovo solco submammario.

• Dopo aver disegnato la tasca dove alloggerà la protesi, si colloca un impianto per individuare la misura, che si riempie con siero fisiologico, che ci permette di stabilire il volume necessario, e allo stesso tempo ci permette di comparare la simmetria di entrambi i lati. Quando abbiamo stabilito la dimensione adeguata si ritira l’ impianto e si verifica l’emostasi con l’aiuto dell’endoscopio. Successivamente si marcano i punti di riferimento della protesi definitiva sopra la pelle con l’aiuto di un modello o dell’immagine speculare della propria protesi.imagen especular de la propia prótesis.

• Si introduce la protesi anatomica e si verifica con l’aiuto dell’endoscopio i suoi punti di riferimento, per assicurarsi che sia collocata correttamente.

• Si colloca un drenaggio d’aspirazione e si chiude l’incisione ascellare. Consideriamo come fondamentale la realizzazione di una fasciatura sicura che mantenga le protesi nel posto adeguato, che si mantiene una settimana per evitare rotazioni delle stesse. Per il mese successivo è necessario dormire in decubito supino e con reggipetto che mantenga le protesi in posizione. Il drenaggio d’aspirazione si ritira dopo 24 ore dall’intervento. Dopo avere realizzato questa tecnica, possiamo parlare di 165 pazienti, con un decorso postoperatorio molto soddisfacente, senza disturbi. Non è stato osservato nessun caso di rotazione né spostamento della protesi. Con le protesi anatomiche la pienezza del polo superiore della mammella è adeguata. La cicatrice nell’ascella si è evoluta in modo soddisfacente, senza nessun caso di ipertrofia.

 

Tipo di protesi e approccio
Nell’aumento mammario utilizziamo protesi anatomiche di gel coesivo “Soft Touch” rispetto alle protesi sferiche tradizionali, poiché ci permette un amplio ventaglio di opzioni quanto a varietà di forma, altezza, larghezza e proiezione per ottenere una buona pienezza del polo superiore. In questo modo, possiamo adeguare la protesi alle necessità particolari di ciascuna paziente. Allo stesso modo usiamo la via ascellare perché la consideriamo la più adeguata per le cicatrici postoperatorie affinché non siano visibili e allo stesso tempo per evitare di agire sopra il tessuto ghiandolare.

La candidata ideale per realizzare questa tecnica è una donna con:

• Ipoplasia mammaria.
• Mammella vuota dopo due o più allattamenti.
• Flaccidità cutanea senza ptosi.

Prendiamo in considerazione la realizzazione di un “pinching test” per stabilire lo spessore del panniculo grasso-cutaneo, poiché la collocazione della protesi a livello subfasciale è condizionata dalla presenza di una quantità di ghiandola e tessuto adiposo sufficiente che ci assicuri una copertura adeguata della protesi.

Livello subfasciale a confronto con submuscolare e subghiandolare

- Con la collocazione di protesi a livello subfasciale:

• Con la protesi dietro la ghiandola, si ottiene una buona pienezza della mammella e del polo superiore.

• Il recupero nell’immediato postoperatorio è buono.

• Nel sopportare la fascia il peso della protesi, non aumenta l’incidenza della ptosi, poiché si rispettano i collegamenti fibrosi dentro la loggia profonda della fascia superficiale e della fascia del pettorale maggiore.

Con tutto, consideriamo che la collocazione di protesi anatomiche per via ascellare a livello subfasciale unisce i vantaggi della collocazione subghiandolare e submuscolare. Poiché le protesi anatomiche sono di gel coesivo “soft touch” (più morbide) è più facile l’introduzione attraverso l’ascella. L’utilizzo dell’endoscopia facilita oltremodo questa tecnica, permettendo di ottenere eccellenti risultati.

 
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